Locri Storia di calcio popolare e campanili

Per testare la buona salute e la vivacità di un paese, da Antropologo penso sia importante l’analisi e la presenza di alcuni luoghi fondamentali per la vita sociale in cui la comunità si riafferma e fornisce prova della sua creatività. Voglio analizzare lo stato di salute di un piccolo paese dello Ionio Calabrese: Locri.
A Locri non c’è nulla. Teatro? Non esiste, se non quello che rimane del teatro dell’epoca Greca; cinema? Per pochi intimi; Librerie e biblioteche? Latitano; non esistono locali dove ascoltare musica se non nella breve parentesi estiva; Sport? scomparso. Tutto scorre in maniera piatta, se torni a Locri dopo anni di assenza tutto è rimasto immutato, stesse facce disilluse, stessa routine di sempre. Rimane un luogo che ti risucchia nella nullità più totale e nel più remoto provincialismo. Stato di salute pessimo. Creatività e vivacità della comunità ridotte al lumicino.
Per far rinascere questo paese ci vorrebbe un’operazione simile a quella con cui il genio narrativo di Frank Miller fece “rinascere” Daredevil nel 1986, pubblicando il celebre albo “Born Again” che portò ad un rilancio editoriale e ad un duraturo incremento delle vendite delle avventure del super eroe cieco.
Nell’estate 2014, però succede qualcosa: Rinasce la gloriosa Associazione Calcistica Locri 1909.

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Come un deus ex machina, come il Frank Miller di noi altri, è ancora una volta al pallone che rotola, allo sport (visto che politica e scuola latitano), che si delega il compito di dare speranza di rinascita ad un paese tutto.
Come in un vortice succede che i più giovani si riavvicinano alla squadra sin da subito. I più vecchi si riavvicinano piano piano, con la diffidenza simile a quella con cui il pastore di Mercellinara sale sulla macchina guidata da Ernesto de Martino nel celebre episodio “il campanile di Mercellinara”, perché ancora a distanza di 18 anni c’è una ferita aperta in tutti noi, soprattutto nei più anziani, quella del 11/5/1997 quando fu venduta la partita più importante della storia del calcio a Locri, insieme alle speranze di rinascita di un paese tutto: Locri-Crotone, spareggio per essere promossi alla serie professionistica. La diffidenza è d’obbligo, ma nonostante tutto allo stadio ritornano gradualmente tutte le sigle del tifo Locrese che erano state accantonate negli anni, a cui nel frattempo se ne sono aggiunte nuove. La gente ritorna allo stadio e soprattutto ritorna ad uscire nella piazza centrale. Ritorna ad esserci un interesse per il popolo, che per quanto può sembrare fine a se stesso, ve lo posso garantire, nella situazione in cui verte quella zona della Calabria non è affatto poco. “L’amore di una città per la sua squadra” come recitava la scritta sulla tribuna del vecchio stadio comunale, è tornato. La speranza è, che insieme ad esso, possano tornare l’amore per il teatro, per i libri e per la musica.
In pochi mesi tutti si ritrovano allo stadio comunale a sostenere L’AC Locri, più di mille persone in casa e trasferta al seguito della squadra, che per la categoria in cui giuoca il Locri: Promozione, sono numeri altissimi che non si riscontrano in nessun paese Italiano. Come un virus contagioso il calcio ri-entra nelle vite di tutti senza differenza di classe o di status sociale. La domenica non esiste la serie A, esistono solo 11 sconosciuti non professionisti (e rimarranno tali), che agli ordini di Mister Cosimo Silvano utilizzano “il defibrillatore” per cercare di dare una scossa all’elettrocardiogramma di una comunità.
Lode e gloria a questa squadra popolarissima che sta cercando forse inconsapevolmente di rianimare un paese.
Se tutto era iniziato con la diffidenza di demartiniana memoria si spera che tutto finisca in modo differente da quel episodio: il pastore infatti dovette essere riportato subito a casa perché aveva perso il contatto visivo con il campanile del suo paese, la diffidenza iniziale dunque si rivelò fondata. Bisogna andare oltre il locale (il campanile) e lo sport, fare in modo che la voglia di rinascita abbracci altri luoghi (il globale) e rimetta in moto la creatività della comunità tutta, in modo tale che tutto non finisca come il campanile di De martino o come quel maledetto 11/5/1997.
Matteo Enia.

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